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Hasse Jeppson, mister 105 milioni, 0′ Banco e Napule
Dopo la tragedia di Superga la nazionale di calcio italiana decise per i mondiali in Brasile del 1950 di affrontare la trasferta per mare. Si racconta di giocatori in preda al mar di male e di palloni su palloni finiti in mare. Forse fu anche a causa di ciò che nella prima partita le prendemmo per 3-2 dalla Svezia; forse fu a causa di ciò che Parola si fece irretire due volte da un giovanottone svedese di nome Hasse Jeppson. In quella Svezia giocava anche l’indimenticato Nacka Skoglund, l’uomo che ubriacava i terzini, ma che aveva anche l’abitudine di ubriacarsi. Andavano di moda i nordici in quel periodo, la Juventus dominava con la classe del grande danese John Hansen e le finte di Karl Praest.
Hasse Jeppson non venne subito in Italia, e quando decise alfine di venire nel bel paese scelse l’Atalanta. Una sola stagione in terra orobica e si scatenò l’asta per avere quell’attaccante possente e veloce.
A Napoli il dominus era Achille Lauro (nella foto con Hasse Jeppson) che, diventato anche sindaco, fece di tutto per assicurarsi l’asso scandinavo.E quel tutto furono 105 milioni di lire, una somma mai pagata in precedenza per il trasferimento di un atleta.
Napoli amò subito il nuovo acquisto che però cominciò a manifestare problemi di convivenza con Amadei e non sfondò mai come le sue doti gli avrebbero consentito. Alla fine dell’avventura napoletana si possono mettere alla voce “attivo†52 reti in 112 partite, non pochi, ma Napoli si aspettava tanto, ed una moglie, Emma Di Martino, conosciuta al Tennis Club di Napoli.
Hasse Jeppson era anche un ottimo giocatore di Tennis, ma ottimo veramente; a 18 anni campione studentesco svedese e numero 9 assoluto del suo paese,il paese che avrebbe poi avuto Bjorn Borg, Mats Wilander e Stefan Edberg.
La prima volta che cadde a terra giocando al vecchio stadio del Vomero uno spettatore esclamò: “E’ caduto ‘o Banco e Napule !â€. Questo fu Hasse Jeppson.
Dopo una doppietta segnata alla Juventus, fu portato in trionfo dai tifosi fino al Maschio Angioino che gli urlavano “Jeppesonne, tu si ‘na cosa grande!â€. Questo fu Hasse Jeppson.
Il suo rendimento, non di rado alterno, accostato al suo valore in lire, ricordiamo 105 milioni, un’enormità per l’epoca, portò alla creazione dell’esortazione tipicamente partenopea “Mannaggia Jeppson!â€.
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