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  • Altafini. Josè core ‘ngrato di Napoli

    Pubblicato il novembre 9th, 2009 Drakah 2 commenti


    sivori4Il centravanti della nazionale carioca che avrebbe dovuto beneficiare degli assist di Garrincha, Didì e di un giovanissimo Pelè era un certo Mazzola. More solito si trattava di un nome d’arte, il centravanti in questione, che si vide scippato il posto da Vavà per un infortunio e dopo 2 reti in 3 partite, era Josè Altafini. pp
    Josè Altafini è stato uno di quei calciatori con un potenziale da 10 ridotto ad 8 da una qualche lacuna. Nel caso di Altafini c’era una certa codiardia ed un certo timore del contatto fisico. Il Milan, mostrando un gran fiuto, lo prese prima della kermesse iridata in terra scandinava e ne fu ripagato, alcuni anni dopo, dalla doppietta che Josè Altafini firmò in una giornata a Wembley, nel tempio del calcio, contro i campioni d’Europa del Benfica di Eusebio e Coluna. In quel giorno si giocava la finale di Coppa dei Campioni; finale che vide i rossoneri vincere 2-1, e Cesare Maldini alzare la Coppa.
    In quella competizione Altafini realizzò 14 reti, record, considerando il numero di partite, insuperato. E forse insuperabile. Dopo la parentesi rossonera la sua casacca si colorò dell’azzurro del cielo di Napoli. A Napoli il fumantino, perlomeno a parole, Altafini trovò uno che parlava la sua lingua, la lingua universale dei fuoriclasse, di quelli che danno del tu al pallone.
    A Napoli Josè Altafini trovò il cabezon, el gran zurdo Omar Sivori. Napoli sognò come mai prima l’impresa. Per un paio di anni i due crack sudamericani fecero faville e Josè Altafini timbrò il cartellino 30 volte in due anni. Poi l’età avanzò per entrambi e, complice le solite bizze di Sivori, recordman all time di marcature in una sola partita, ma anche l’uomo che ha collezionato più cartellini in serie A, la vena realizzativa del nostro Mazzola si andò esaurendo.
    In declino e sul viale del tramonto fu ingaggiato, quasi a gettone, dalla Juventus. A Torino il vecchio gatto sornione dimostrò di avere ancora gli artigli e costrinse gli addetti ai lavori a coniare il termine “attaccante alla Altafini”, intendendo in tal modo un attaccante capace di lasciare il segno anche giocando pochi minuti.
    E il segnò lo lasciò anche in un Juventus-Napoli decisivo per lo scudetto 74-75; Altafini entrò a pochi minuti dalla fine e stampò il 2-1 che infranse i sogni di gloria partenopei.
    Dopo il gol si fermò, provocatoriamente, ad allacciarsi le scarpette davanti alla panchina di un Napoli che, a suo dire, non lo aveva troppo apprezzato e troppo presto lo aveva sbolognato considerandolo finito.
    A Napoli comparì la scritta José core ‘ngrato.
    Josè Altafini a Napoli, con molta probabilità, è arrivato troppo tardi ed è andato via troppo presto.
    Per anni è stato il miglior marcatore italiano nelle coppe europee ed è tutt’ora al quarto posto della classifica dei bomber all time del nostro campionato.
    Questo è stato Josè Altafini, nonostante la sua timidezza agonistica, che però a Napoli, sotto il Vesuvio, ha ballato poco.

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