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Pubblicato il gennaio 19th, 2010
Drakah
Sedici anni fa, nella rubrica della Gazzetta dello Sport che curavaai tempi di Usa ’94, Dan Peterson, l’indimenticato allenatore e commentatore di basket che amava il The Lipton, profetizzò la vittoria mondiale della nazionale di calcio entro il 2014. Fatti i debiti scongiuri, ricordatevi della profezia Maya del 2012, il nostro amico Dan è ancora in tempo a vincere la scommessa, ma gli resterà come ultima data utile proprio il 2014, in quanto difficilmente a Sudafrica 2010 gli Yankees si potranno imporre. Dan Peterson valorizzava la sua profezia tirando il ballo il fantastico melting polt presente negli States. Pensate un po’ diceva una nazionale dove si miscelano, senza escludersi, la potenza dei neri, la sagacia tattica degli bianca, la fantasia dei latinos, lo spirito di abnegazione degli asiatici. Occorre dire che a parte gli asiatici la miscela che auspicava il caro Dan in parte sta lievitando.
Carlos Bocanegra e Francisco Torres sono chicanos, Luis Robles di origine portoricane; mentre Oguchi Onyewu e Freddy Adu sono di origine, rispettivamente, nigeriana l’uno, ghanese l’altro. Sacha Kljestan è invece serbo-americano. Gli Yankees si aspettano molto dal giovane (classe ’89) Freddy Adu che esordì, a poco più di sedici anni, nel 2006 con la maglia Stars&Stripes sull’onda di un mondiale under 20 disputato sempre a 16 anni.
E pensare che in questa nazionale avrebbe potuto esserci anche Prosegui la lettura »
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Pubblicato il gennaio 19th, 2010
Drakah
Il nome Paraguay significa in lingua guaranì “acqua che va verso l’acquaâ€. Il Paraguay è ricco di fiumi, ma non ha nessuno sbocco sul mare. E alla nazionale di calcio del Paraguay che si presenterà a Sudafrica 2010 servirebbero davvero come l’acqua nel deserto un paio di bei giocatorini al Paraguay che, comunque, è riuscito a qualificarsi per la kermesse Sudafrica 2010.
Siamo ben lontani dal Paraguay di Celso Ayala, Carlos Gamarra e Cardozo, capace nel ’98 di qualificarsi a spese di Spagna e Bulgaria prima di essere piegato, e solo ai supplementari, dalla Francia che poi diventerà campione del mondo. Ma quel Paraguay era soprattutto espressione di Josè Luis Chilavert, il portierone-goleador che tirava delle punizioni micidiali. La sua personalità debordante oscurava gli altri, ma quella era una signora nazionale. In quella di adesso all’attacco c’è sempre Cardozo, ma non Josè. La nazionale paraguaiana che si presenterà a Sudafrica 2010 è una nazionale modesta che, more solito, cercherà di fare dell’ostruzionismo la sua arma principale sperando che in avanti Roque Santa Cruz decida una volta tanto, e se gli infortuni glielo consentiranno, di tenere almeno in parte fede alle voci che, non più tardi del 2000, lo accreditavano come il nuovo, forse bisognerebbe dire l’ennesimo, Marco Van Basten . Il ragazzo adocchiato al mondiale under 20 del 1999 in Nigeria (lo stesso nel quale si misero in luce Ernesto Chevanton, David Suazo e Peter Ofori-Quaye; Ronaldinho era già una star, ma c’era anche lui), e pagato quasi a peso d’oro dal Bayern Monaco, che su di lui
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Pubblicato il gennaio 19th, 2010
Drakah
La nazionale di Calcio dell’Uruguay è, tra le grandissime, quella che da una trentina di anni a questa parte è messa peggio. L’Uruguay è stata nazione egemone nel mondo negli anni ’20 e ’30 dello scorso secolo. Due olimpiadi e un mondiale, il primo, giocato in casa, resero la nazionale albiceleste il vero spauracchio della pelota. Nomi quali Cea, Castro, Petrone, Romano sono sussurrati a fiori di labbra dai, sempre più pochi purtroppo, testimoni oculari. Il sussurro si trasforma in singhiozzo trattenuto a fatica quando si parla di El Mago Hector Scarone, di “El gran mariscal†Josè Nazazzi, l’uomo che faceva il libero prima che il ruolo fosse inventato e della “Maravilla Negra†al secolo José Leandro Andrade, uno dei grandissimi di tutti i tempi.
Andrade era l’attrazione numero uno delle Prosegui la lettura »
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Pubblicato il gennaio 19th, 2010
Drakah
A Sudafrica 2010 sarà presente anche il Messico. La nazionale messicana ha sempre suscitato una certa simpatia nel cuore dei tifosi italiani. Sarà per l’indimenticabile Italia-Germania 4-3 del 1970 o forse sarà per l’allegria che i messicani sanno portare: sia come sia la nazionale messicana è simpatica. Come non ricordare le capriole di Hugo “hugol†Sanchez a Messico ’86, una bella nazionale quella, allenata dal mago e zingaro della panchina Bora Milutinovic. Come non ricordare l’eccentrico portiere Jorge Campos, che a volte giocava anche come ala sinistra, che l’Italia si trovò di fronte nel 1994? O come non ricordare l’istrionico Cuauhtémoc Blanco, con il suo caratteristico dribbling, quel suo liberarsi dell’avversario saltando con il pallone stretto tra i piedi. Un gesto tecnico chiamato Cuauhtemiña. L’Italia si è trovata di fronte il Messico anche
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