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I bidoni del Napoli: Aljosa Asanovic
Ogni tanto msn today ci offre una rassegna dei grandi bidoni del calcio italiano, grosso modo dalla riapertura delle frontiere dall’80 in poi. Dall’82 all’88 gli stranieri erano solo due. La presenza degli stranieri nelle squadre italiane è poi salito vertiginosamente a seguito della sentenza Bosman e con l’accanimento, con detective sguinzagliati in tutto il Sudamerica, nel voler ad ogni costo trovare degli antenati italiani. Ovviamente, come effetto collaterale di una cornucopia di stranieri, c’è stata anche una forte impennata di bidones. Scorrendo la gallery ecco spuntare, accanto a degli ufo con dei nomi che sembrano uscire dalla saga dei soprano, come John Aloisi e Frank Farina dei bidoni, come Ian Rush, Socrates, Darko Pancev, Sasha Zavarov che erano dei big prima della campagna italica. Nell’ultima rassegna di msn non ho visto il mitico Geovani del Bologna, come non ho visto l’altrettanto mitico Mika Aaltonen. Geovani era un raffinato trequartista, ma a Bologna lo ricordano soprattutto per la sua incapacità di trovare la strada del campo di allenamento. Se foste uno psicologo cosa pensereste di una persona che non impara la strada per venirvi a trovare? Anche Mika Aaltonen fu a suo modo un mito. Neanche lui andava spesso agli allenamenti, lo trovavano frequentemente nelle aule di Economia all’Università di Bologna. Adesso è un economista di livello mondiale; i suoi consigli economici sono stati ascoltati anche da personaggi come Bill Clinton e Madeleine Albright. E mancano nelle liste alcuni degli stranieri del Napoli Calcio.
Dopo i vari Maradona, Careca, Alemao, Blanc, Thern e Cruz, ci sono stati Prunier, Stojak, Calderon, Pedros, Asanovic, un quintetto da brividi nell’anno di disgrazia 1997-98. Per la verità quell’anno c’erano anche Ayala e Crasson, (Shalimov fa caso a parte) ma i cinque sopra fanno parte della leggenda. Raramente una squadra ha potuto contare su un quintetto del genere. Prunier, Stojak (raccomandato da Boskov) e Calderon avrebbero faticato anche in C1. Pedros e Asanovic erano invece dei nazionali, e non dell’Honduras o del Kosovo bensì della Francia (futura campionessa mondiale) e della Croatia. Dobbiamo dire che Aljosa Asanovic era una sorta di baby prodigio quando era un under 21, poi si perse un po’, anzi tanto. Fece però in tempo a togliersi qualche soddisfazione. Proprio nel 1998. Giocò con la sua Croazia un mondiale da califfo in un centrocampo di qualità come poche volte si è visto. I palleggiatori del centrocampo della Croazia, che alla fine fu 3° ai mondiali di Francia 1998 si chiamavano Aljosa Asanovic, Zvonimir “Zorro” Boban e Robert Prosinecki (uno che avrebbe potuto essere un big come e forse più dello stesso Boban al quale in gioventù dava dei punti).
Diciamo che Aljosa Asanovic, piede vellutato e passo compassato, usò quei disgraziati mesi al Napoli come preparazione atletica alla kermesse francese.
Prunier, Stojak e Calderon erano delle capre, non bidoni; semplicemente era gente che non avrebbe dovuto giocare in italia o a Napoli, ma Aljosa no, Aljosa Asanovic era un ottimo giocatore che, non solo per colpa sua, giocò da bidone bidon bidonero.
Aljosa Asanovic nessuno a Napoli si ricorderà di te sul campo, ma forse capitasti a Napoli nel momento sbagliato.
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